“AZZARDO: NON CHIAMIAMOLO GIOCO” ARRIVA A REGGIO EMILIA

28/02/2020

A Reggio Emilia, nel punto locale Eurodesk (presso i locali di Via Cassoli 1), all’inizio di febbraio è stata inaugurata la mostra "Azzardo: non chiamiamolo gioco". La mostra, composta da circa 40 vignette sul tema del gioco d'azzardo, create da disegnatori e fumettisti, è stata offerta dalla Fondazione Exodus Onlus di Don Mazzi ed allestita dalla Cooperativa Reggiana Educatori che opera all’interno dell’InfoGiovani della città.

Ma com’è nata la mostra “Azzardo: non chiamiamolo gioco”? «Era il 2014», racconta Franco Taverna, Coordinatore Nazionale di Fondazione Exodus. «Avevamo aperto un centro di ascolto e consulenza rivolto a persone con problemi legati al gioco d’azzardo. Ma mentre noi riuscivamo ad intercettare 8/10 persone al mese, ci accorgevamo che fuori dal nostro centro stava scoppiando il mondo: il fenomeno dell’azzardo dilagava e cominciava ad interessare i giovanissimi. Dovevamo cambiare strategia, intervenire preventivamente, prima che il problema contagiasse i ragazzi. Da qui è nata l’idea di una mostra di vignette umoristiche, linguaggio più immediato e facile da diffondere anche nelle scuole».
Prima di arrivare a Reggio Emilia la mostra a preso vita in circa 300 luoghi tra scuole, amministrazioni comunali, associazioni e ancora parrocchie e gruppi locali. «siamo arrivati», continua Taverna, «perfino al Parlamento Europeo».
Il tramite e amico della Fondazione Exodus è stato il vignettista Giovanni Beduschi, che ha coinvolto gran parte della “comunità” di tutti i vignettisti italiani.

Fondazione Exodus è nata per aiutare i giovani ad uscire dall’incubo della droga. «Ma», spiega Taverna, «ci sono delle dinamiche che si ripetono tra la dipendenza dalla droga e quella del gioco d’azzardo. Ne vorrei sottolineare una. Tutte le dipendenze patologiche corrodono le relazioni tra le persone, e anche la dipendenza dall’azzardo non sfugge a questa “regola”: distrugge la persona e poco alla volta tutti i rapporti di questa, vicini e lontani».

Così l’impegno di Exodus per contrastare il gioco d’azzardo è quello di insistere per mettere in campo iniziative che prevengano il manifestarsi del fenomeno. «Non solo attraverso la mostra ma anche con interventi mirati all’interno di scuole. Per fare apprezzare ai ragazzi esperienze meno fatue delle illusioni dell’azzardo, per far capire e sperimentare modi più sani di divertimento di vero gioco».

La Fondazione, inoltre, è da anni è impegnata nella lotta contro la povertà educativa, e stando ai dati i giocatori d’azzardo sono sempre di più e sempre più giovani. «È un dato», chiosa Taverna, «che ci preoccupa molto. I ragazzi si avvicinano al gioco on line o nelle varie altre forme in cui si offre, seguendo l’esempio degli adulti. È nel mondo adulto che si trova la sacca più preoccupante di povertà educativa. Servono perciò due tipi di interventi uno preventivo rivolto ai ragazzi, come si diceva, e uno diretto al mondo adulto, formativo, che faccia capire la grave responsabilità che deve esercitare».

La Redazione