QUESTO VIRUS MI FA PIÙ PAURA DEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE

14/05/2020


Molti mi domandano se questo periodo del coronavirus assomigli in qualche modo alla Seconda Guerra Mondiale. Avevo a quei tempi poco più di dieci anni e della guerra di allora ricordo le sfilate delle camionette militari tedesche e i bombardamenti. Lo spavento era tanto, soprattutto per noi ragazzini. Abitavo, allora, appena fuori Verona e nel cortile della nostra numerosa famiglia, dieci zii, tre nonni e tanti cugini, durante la giornata, tutto era quasi normale: i bambini a scuola, gli uomini nei campi e le donne ad aggiustare calze e a fare pulizie. La guerra era altrove. Tutto, invece, cambiava in un attimo quando suonavano gli allarmi (le sirene), causa di probabili bombardamenti. Il mondo spariva dentro i rifugi. Noi ragazzi finivamo tremanti tra le braccia degli zii e dei nonni.
Era tutta un’altra storia. L’unica cosa uguale era la paura, ma anche quella più normale. Sapevamo chi erano i nemici, a quali obiettivi miravano e che, alla peggio, ci bombardavano la casa o le stalle o i portici, per sbaglio.
Due ore e poi tutto tornava più o meno come prima.
L’assurdità del nemico invisibile, della quarantena, con morti in tutto il mondo, per fortuna, non aveva mai colto la mia generazione. Molti hanno trovato delle similitudini tra allora e oggi. Io non trovo somiglianze. La bestialità di questo virus è infinitamente peggiore, distruttiva, apocalittica. Ha fatto sì che ognuno di noi, soprattutto qui in Lombardia, si sentisse costantemente sotto il mirino del nemico invisibile.
Il romanzesco, il macabro, il giallo e il misterioso ci aspettavano al bar, allo stadio, al lavoro, per avvelenarci, stregarci, annientarci. Le sirene delle ambulanze notte e giorno, le migliaia di ore di trasmissioni, percentuali dei morti veri, di quelli possibili e di quelli che ti passavano davanti agli occhi (spaventoso a Bergamo quel funerale – quello sfilare di camionette militari cariche di bare ammassate le une sulle altre) non ti lasciavano un minuto. Niente è più antiumano di una pessima notizia raccontata centinaia di volte, completata con la ricerca sui tamponi.
Allora arrivavano i bombardamenti, passavano camionette, in “corte” le donne si raccontavano degli americani che avanzavano, dei tedeschi, dei partigiani, quelle quattro cose che sapevano e poi andavano in stalla a mungere le vacche. Si aspettava che la guerra finisse. E dopo ogni bombardamento, uscendo dal rifugio, il ritornello era “anche stavolta ci è andata bene”. Ed è arrivata la fine della guerra.
Oggi, invece, la bestia dalle mille teste, in prima pagina ti dice: “La Fase 2 è iniziata bene”. Ma in terza pagina, predice che a ottobre può succedere qualcosa di molto peggiore. Perché questa non è una guerra. È una maledizione. E dalle maledizioni ti salvi se cambiamo radicalmente il nostro modo di vivere, non se aspetti l’armistizio.

Don Antonio Mazzi