DATEMI RETTA: NON ETICHETTIAMO GLI ADOLESCENTI, AIUTIAMOLI

14/10/2021


Ancora una volta le percentuali e le statistiche ci spaventano. L’allarme lo lancia l’Unicef, con un rapporto sulla salute mentale dei bambini e dei giovani. L’ansia e la depressione, presente in questo mondo giovanile, rappresenterebbe il 40% dei disturbi mentali.

Un giovane su cinque tra i 15 e i 24 anni si dichiara di sentirsi spesso depresso. Il suicidio poi, è fra le prime cinque cause di morte nel mondo, fra i giovani tra i 15 e i 19 anni. Credo che bastino queste tre percentuali per farci prendere qualche decisione e soprattutto per domandarci tutti, ancora una volta in che mondo viviamo. Rubacchiando dalle lettere di alcuni miei ragazzi e di altri casi, più volte ho letto il contrario di quanto raccontano le statistiche. “Prima di accusarci di indolenza, di depressione e di disturbi vari, i vecchi dovrebbero rendersi conto che se siamo come ci descrivete è per effetto del mondo in cui siamo nati e cresciuti. Questo vostro mondo ha messo da parte l’uomo, i suoi bisogni e i beni necessari, per privilegiare denaro, produzione, egoismi vari”.

Daniele dice che dopo l’infanzia difficile, picchiato da un padre alcolista, che dopo averlo picchiato lo andava a denunciare, si è perso. Ha dovuto fare tutto da solo. Dal fondo della galera al centro giovanile che lo ha ospitato e poi con un po’ di affetto e attenzione lo ha cambiato.

È troppo facile etichettare ai giovani del dopo Covid. Alcuni, come Daniele, sono migliori proprio in conseguenza del Covid. “Adesso sono una persona nuova con tanta voglia di vivere. So cosa voglio. Ma ho dovuto fare tutto da solo, perché per i miei dovevo stare in galera tutta la vita. Ho tentato il suicidio. Lo psichiatra del carcere mi ha dichiarato “Affetto di gravi disturbi mentali”. Ora sono fiero di me, migliore di tutti quei bulletti che vanno su e giù per via Garibaldi”.

Sarà vero che un adolescente su sette ha un disturbo mentale, ed è preoccupante, ma intanto gli altri sei ancora sani vogliamo aiutarli? Dice Ines “Siamo la generazione dei “senza”, del condizionale presente. Dite voi vecchi che non sappiamo come funziona il mondo, che non abbiamo amicizie, legami solidi, che non ce la facciamo. Nel frattempo porto le sigarette a mio padre in galera. Cosa volete mai? Finitela di darci dei deficienti. Fate il vostro dovere, che noi saremo i primi a seguirvi”.

Io, come sempre, sto dalla loro parte in barba alle statistiche.

don Antonio Mazzi - Famiglia Cristiana n.42/2021