NON BASTA RIENTRARE IN CLASSE, C’E’ BISOGNO DI UNA SCUOLA NUOVA

16/02/2021


Gli italiani hanno sempre pensato che a scuola si va per imparare quelle cose che domani serviranno come uno dei tanti documenti da inserire nel dossier, nel quale chiediamo un posto di lavoro. Quindi la scuola è il luogo degli apprendimenti e dei titoli.
L’educazione, l’emotività, gli incontri con testimoni non esistono. Si cresce con l’incubo dei voti, delle interrogazioni, delle bocciature che influenzano negativamente anche la capacità di esprimersi da adulti e da persone socialmente preparate.

La scuola, in sintesi è: aula, registro, libri, esami, banchi, cattedra, insegnanti, profitto e condotta. È impensabile, e addirittura contro ogni normativa e programma ipotizzare ore dedicati al footing, all’arte, alla elaborazione degli stati d’animo, allo sport, alla musica e all’artigianato, come ad esempio accade in altri stati.
È chiaro che tutto quello che stiamo facendo disordinatamente per salvare l’anno scolastico dei nostri figli, può solo confondere, peggiorare e disorientare l’intero mondo della scuola, cioè Governo, Regioni, Comuni, provveditorati, famiglie, insegnanti e ragazzi. Dimenticavo i mezzi pubblici, i banchi monoposto, i tamponi, ecc…

Se c’è un periodo privilegiato che potrebbe riportare la scuola sulla strada educativa, sociale, aperta al territorio, poliespressiva, più simile ai campus universitari e ai villaggi scolastici aperti 24 ore, con dentro l’intero mondo dei giovani, potrebbe essere questo. Invece succede tutt’altro. Pensare che siamo fermi ai modelli scolastici del secolo scorso, che i docenti frequentano corsi universitari fermi a metà novecento fa deprimere almeno me, e arrabbiare.

Tutti evidenziano i due grandi problemi del momento: la sanità e la scuola. Se poi, avessimo il coraggio di dirci la verità, sono i due settori dei quali parliamo di più, ma che contano quasi novantamila morti e un abbandono scolastico tra i più alti all’UE. Purtroppo, facendo noi di Exodus alcune esperienze innovative, tutte a nostro rischio, come ad esempio i trimestri in barca a vela, o i periodi in carovana molto positivi, efficaci e con ragazzi particolari, per poi essere idiotamente quasi derisi, e tacciati per “fuori di testa”, ci resta solo la voglia di masticarci le unghie.
Comunque, ne siamo ben felici e nonostante tutto, crediamo che qualcosa di veramente diverso, prima o dopo, possa accadere.

don Antonio Mazzi